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Lighting of the future. Already in present.

Il blog di Kimera technologies

  • Tokelau è la prima nazione a energia solare

  • ecologia, efficienza energetica, energia solare
  • Fonte: www.greenstyle.it articolo di Silvana Santo

    Si chiama Tokelau, è un piccolo stato indipendente all’interno del territorio della Nuova Zelanda e sarà il primo Paese al mondo ad alimentarsi esclusivamente con energia rinnovabile. Il Governo ha infatti annunciato l’intenzione di eliminare i generatori a gasolio presenti sui tre piccoli atolli e sostituirli con pannelli fotovoltaici e centrali a olio di cocco.

    Sulle isolette saranno infatti installati 4.032 moduli fotovoltaici, 392 inverter e 1.344 batterie del peso di 250 kg. Gli impianti solari, però, basteranno a coprire solo il 15% del fabbisogno elettrico di Tokelau. Il resto delle necessità sarà soddisfatto con un sistema di generatori elettrici alimentati a olio di cocco, che subentreranno ai pannelli solari anche nelle giornate più nuvolose.

     

    Il progetto sarà realizzato con l’intervento della società PowerSmart Solar, secondo la quale il sistema previsto a Tokelau sarà uno dei maggiori impianti di energia solare off-grid al mondo. Di certo si tratterà della più grande installazione del suo genere nel Sud Pacifico. Ha commentato Mike Bassett-Smith, della PowerSmart Solar: “Molti paesi del Pacifico stanno lottando per consentire ad una percentuale elevata della loro popolazione l’accesso all’energia elettrica, e anche quando lo fanno, consentirlo a prezzi accessibili è una significativa sfida supplementare”.

  • 11/03/2014

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  • A New York il cellulare si ricarica gratis con l’energia solare

  • ecologia, efficienza energetica, energia solare, tecnologie
  • Fonte: www.greenstyle.it articolo di Silvana Santo

    Una vera pacchia per gli irriducibili del cellulare, oltre che un’assicurazione in caso di eventi meteorologici estremi: 25 stazioni di ricarica gratuite alimentate a energia solare. È l’ultima iniziativa del sindaco di New York Michael Bloomberg, che ha individuato proprio nei raggi del sole una possibile risposta ai difetti infrastrutturali che hanno lasciato, lo scorso ottobre, 900.000 newyorchesi senza elettricità a causa dell’uragano Sandy.

    Collocate in cinque distretti della Grande Mela, le stazioni di ricarica sono parte di un partenariato pubblico-privato con la compagnia telefonica American Telephone and Telegraph Incorporated (AT&T). Alimentati da pannelli solari, i “charge point” saranno attivi giorno e notte, a prescindere dalle condizioni meteorologiche.

     

    Oltre ai cellulari, gli utenti potranno ricaricare smartphone, tablet e altri dispositivi anche se la città è priva di fornitura elettrica. In questo modo, Bloomberg spera di evitare che si ripetano situazioni come quella dei primi giorni dopo la tempesta Sandy, quando molti abitanti di New York percorsero chilometri per riuscire a ricaricare i propri dispositivi elettronici.

    La prime stazioni a energia solare sono già in funzione a Union Square (Manhattan), Fort Greene Park (Brooklyn) e sull’Isola del Governatore. Entro la fine dell’estate, inoltre, dovrebbero diventare operativi gli altri punti di ricarica.

  • 11/03/2014

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  • Illuminazione a LED e fotovoltaico: mix vincente in azienda

  • efficienza energetica, energia solare, Illuminazione, LED
  • fonte: www.ideegreen.it

    Parlando di energia elettrica, per esempio quella consumata da un’azienda per illuminare uffici e capannoni, stupisce constatare quanto si riducono i consumi adottando tecnologie più moderne, ma soprattutto più efficienti.

     

    Un esempio? Sostituire il vecchio impianto di illuminazione a neon con uno nuovo a tecnologie LED può far risparmiare oltre il 40% dei consumi. Se poi l’illuminazione a LED si affianca all’energia rinnovabile autoprodotta, come quella di un impianto fotovoltaico, il tempo che l’azienda impiega a recuperare l’investimento grazie ai minori costi di gestione si riduce a meno di due anni.

    Per chi stenta a crederlo, ecco in breve il caso di Fugas Spa, società di Trezzano sul Naviglio (Milano) attiva nella progettazione e realizzazione di componenti per caldaie. L’azienda, che tempo fa aveva installato un impianto fotovoltaico da 80,74 kW, ha recentemente adottato un’illuminazione a LED che le ha garantito ulteriori benefici.

    Entrambi gli interventi sono stati condotti dalla società Aba Impianti, che è partita da una fase preliminare in cui sono state acquisite le bollette dell’energia elettrica di Fugas relative a un anno solare. La seconda fase è stata invece propriamente operativa, e ha comportato un sopralluogo per la valutazione dei valori di illuminamento, della consistenza dei corpi illuminanti e delle effettive ore di funzionamento degli stessi.

    Alla luce dei risultati ottenuti dall’analisi, è stata pianificata la sostituzione di circa 250 plafoniere da 2x58W con nuove lampade a LED da 58W, che hanno assicurato risultati ancora migliori rispetto a quelle da 2x24W usate in fase preliminare.

    Una parentesi: considerando che le plafoniere a LED hanno una vita media sperimentale di 50.000 ore e che le ore di utilizzo annue sono 2618, si ottiene una durata teorica di queste lampade di circa 19 anni. Valutando invece un fattore di utilizzo di circa 0,8 (coefficiente di deterioramento), la durata delle lampade sarà comunque pari a 15 anni.

    Nel complesso, i numeri che si ricavano dall’analisi dettagliata fanno prevedere che i consumi energetici annui di Fugas SpA, inizialmente pari a 87.703 kWh, caleranno nel post intervento a soli 37.809,16 kWh, con un risparmio annuo dei consumi pari al 41 per cento.

    Se poi si considera il guadagno relativo all’energia immessa in rete prodotta dall’impianto fotovoltaico installato, e i costi di manutenzione che grazie alla tecnologia a LED diventano teoricamente nulli, il ritorno economico complessivo dell’investimento scende sotto i due anni

     

     

  • 14/06/2013

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  • Il Rapporto «Green Economy per uscire dalle due crisi» firmato da ENEA e Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

  • eco-costruzioni, ecologia, efficienza energetica, energia solare
  • di Roberta Di Giuli • Alla Conferenza stampa presso la  sede ENEA di Roma la presentazione di un testo che vuole fare chiarezza sui nuovi termini e sui nuovi percorsi – possibili – di sviluppo sostenibile, per uscire dalle crisi economica e climatica con concrete prospettive di crescita

    «Green economy per uscire dalle due crisi». Un titolo che si schiera decisamente dalla parte di chi crede che uscire dalla crisi sia possibile. Ma possibile solo se si analizza con rigore la situazione, dandone i giusti contorni, e quindi si valutino con attenzione gli strumenti disponibili ed utili per operare.

     

    Il Rapporto firmato ENEA e Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile è stato presentato ufficialmente a Roma il 14 dicembre presso la sede dell’Ente Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Tecnologico Sostenibile alla presenza dei curatori Edo Ronchi (Presidente Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile) e Roberto Morabito (Responsabile Unità Tecnica Tecnologie Ambientali ENEA), di Andrea Bianchi (Direttore generale per la politica industriale e la competitività del Ministero dello Sviluppo economico) e Linda Laura Sabbadini (Direttore del Dipartimento per le Statistiche Sociali ed Ambientali, ISTAT) del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini e del Commissario dell’ENEA Giovanni Lelli. Il lavoro è a supporto degli Stati generali della Green economy, che si sono tenuti nelle scorse settimane in occasione della Fiera Ecomondo di Rimini.

    Così si parla fin dall’introduzione di crisi economico-finanziaria e di crisi ecologico-climatica e si identificano gli obiettivi dell’economia verde nel “realizzare nuovi investimenti, avviare nuove produzioni di beni e servizi, quindi di contrastare la recessione aprendo nuove prospettive di sviluppo, puntando sull’elevata qualità ambientale e sulla riduzione degli impatti sull’ambiente, locali e globali. Contemporaneamente, di affrontare la crisi climatica e quella ecologica con misure che hanno anche un positivo impatto economico ed occupazionale”.

     

    La green economy, quindi, fa delle produzioni di beni e di servizi ad elevata qualità ecologica un mezzo di attacco alla crisi economico-finanziaria, e a quella climatica-ecologica, con l’obiettivo implicito di alimentare un nuovo sviluppo. Allo stesso tempo spinge verso un’idea di benessere non legata alla crescita del consumismo, ma allo sviluppo di consumi più equi, sobri e consapevoli, arrivando a stimolare, su questa linea, un uso efficiente dell’energia e delle risorse materiali, innovazioni di prodotto e di processo, nuove competenze e professionalità, con ricadute occupazionali significative.

    Ma l’Italia può dirsi pronta ad indossare un abito cucito partendo dalle esigenze e dalle opportunità ambientali? Gli esperti del Rapporto non hanno dubbi: il nostro Paese è ormai maturo per un mercato ecosostenibile e quindi ha bisogno di attivare un percorso di rinnovamento attuando sinergie tra il mondo industriale, quello della ricerca e dell’innovazione tecnologica.

    I passi verso una Green Economy

    Da cosa iniziare per addentrarsi nel sentiero non facilissimo che conduce alla green economy? Lo strumento principale rimane un quadro normativo di supporto stabile e coerente, che permetta di definire e disporre di competenze e professionalità. In questo contesto la comunità scientifica, e l’ENEA in particolare, si dice pronta a supportare le esigenze che provengono dalle diverse realtà produttive mettendo a disposizione le necessarie competenze tecniche nel settore dell’energia, del trasferimento tecnologico e dell’ambiente.

    L’Italia, dal canto suo, vanta una tradizione e delle qualità in settori strategici. Il rapporto si riferisce alla qualità delle manifatture, al design, ma anche alle peculiarità territoriali che contraddistinguono il nostro Paese nel mondo, grazie al suo enorme capitale di risorse naturali e culturali, sinonimo di bellezza e di qualità, che ben si sposano con i valori della produzione «green». Oggi possiamo continuare a vantarci di un’industria manifatturiera di grandi tradizioni e di produzioni agroalimentari di eccellenza, e possiamo comunque cominciare a sottolineare anche una significativa crescita nel settore delle rinnovabili, dell’uso razionale dell’energia e del riciclo, grazie alla disponibilità di elevate capacità tecnologiche e professionali di alto livello. Eppure paghiamo con la nostra bolletta salata, il fatto che siamo costretti ad importare gran parte dell’energia consumata. L’invito ad una maggiore diffusione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza e del risparmio energetico diventa quindi un imperativo categorico. E ancora su altro fronte si può intervenire. Parliamo dell’industria del riciclo il cui sviluppo comporterebbe un grande vantaggio per la nostra industria manifatturiera che importa ingenti quantità di materie prime.

    Le fasi del Rapporto

    La prima parte del Rapporto fornisce un contributo di analisi e di approfondimento della green economy, sulla base delle elaborazioni dell’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico), dell’Unione Europea e della Conferenza di «Rio+20». All’analisi degli strumenti economici, segue una valutazione del ruolo che riveste il patrimonio delle risorse culturali ed ambientali in Italia alla luce della green economy.

    La seconda parte del Rapporto evidenzia 6 settori strategici per lo sviluppo della green economy in Italia:

    ● l’ecoinnovazione;

    ● l’efficienza ed il risparmio energetico;

    ● le fonti energetiche rinnovabili;

    ● l’uso efficiente delle risorse, la prevenzione ed il riciclo dei rifiuti;

    ● le filiere agricole di qualità ecologica;

    ● la mobilità sostenibile.

    L’analisi di questi settori strategici, partendo anche da un confronto con differenti realtà internazionali, rivela come una svolta economica in chiave green possa avere rilevanti potenzialità di sviluppo nel nostro Paese.

  • 14/06/2013

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  • Solare termodinamico: Crescent Dunes, in Nevada sara’ il più grande impianto del mondo

  • ecologia, energia solare, tecnologie
  • fonte: greenbiz.it

    L’impianto solare termodinamico diCrescent Dunes, in Nevada sarà terminato alla fine del 2013 e si avvia a diventare il più grande del mondo. Fornirà energia a 75 mila famiglie fino a 100MW.

     

    IL PROGETTO – L’idea è quella di ottenere energia rinnovabile attraverso una superficie circolare di pannelli che vanno a riflettere l’energia dei raggi solari su una torre ricevente. La stessa energia poi attiva un turbogeneratore a vapore. Il problema è che in zone come il Nevada, dove sorgerà l’impianto, non richiedono energia con picchi che seguono quelli dell’intensità solare, ecco perché è stato subito pensato un sistema di stoccaggio innovativo integrato. Si è trattato di una vera sfida per gli sviluppatori, che devono vedersela con un serbatoio di accumulo capace di vincere sul potere corrosivo dei sali di nitrato caldi fino a 600 °C. Il serbatoio genererà elettricità anche dopo il tramonto per un tempo pari anche a 15 ore.

    IL SERBATOIO – L’innovazione sta nel fatto che, rispetto ai sistemi fotovoltaici a concentrazione, qui si usano sali fusi che trattengono l’energia solare sotto forma di caloreper attivare i meccanismi di trasferimento e stoccaggio. Nel dettaglio, alle alte temperature, i sali restano in stato liquido – non come l’acqua – e quindi possono essere trasportati a livello del terreno per essere stoccati attraverso un sistema di tubi e serbatoi relativamente poco costosi.

    CRESCENT DUNES E L’OCCUPAZIONE – Uno dei motivi per cui l’impianto viene apprezzato – nonostante le critiche generate dai sussidi statali – è che ha dato occupazione a 450 operai, quelli che attualmente lavorano in queste fasi di costruzione. Nei 30 mesi totali che serviranno per terminare i lavori si stima che passeranno a lavorare al sito circa 600 unità. Inoltre, l’indotto permette di aggiungere altre 4.300 personeal numero degli occupati totali.

    IL FUTURO DI CRESCENT DUNE – L’impianto a pieno regime produrrà energia tale da soddisfare il fabbisogno di 75 mila famiglie e le sue attività si tradurranno in 10 mln di dollari all’annoche si riverseranno nell’economia del Paese sotto forma di salari e costi operativi.

    Anna Tita Gallo

  • 06/04/2013

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